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Commento allo Standard del Mastino Napoletano

- a cura del  Dott. Mario Perricone -

Per capire il mastino napoletano, ancor prima di leggere lo standard, bisognerebbe sedersi dinanzi a lui e osservare, con pazienza e in tutta calma, gli stiracchiamenti sinuosi del suo corpo, ascoltarne i brontolii gutturali per poi guardare il gioco mimico delle rughe e delle pliche sulla pelle della testa, cogliere le vibrazioni che scavano e ammorbidiscono i tratti della maschera disegnata sulla faccia e quelle che gualciscono la casacca che riveste il suo tronco, capire il suo messaggio quando le palpebre spesse, che rendono una fessura i suoi occhi, si allargano per mettere a nudo uno sguardo luminoso e pieno di gioia. Soltanto chi, con molta passione e buona volontà, riesce a ricevere i suoi segnali gestuali, vocali e visivi, sarà capace di penetrare la sua personalità, di coglierne i segreti dietro l'espressione drammatica e ridente allo stesso tempo. Dopo un incontro molto ravvicinato, lo standard apparirà meno ermetico. Sarà più agevole interpretarlo e così comprendere e valutare un cane che, come il nostro mastino, dopo una lunga evoluzione, ha fissato caratteristiche che sono, per usare un termine inglese, dei veri non sense e che ne fanno un personaggio fantastico, surreale. Questo commento muove dalla mia personale convinzione che la interpretazione di uno standard non può essere affidata ad un'arida valutazione dei parametri cinometrici. Non si esamina un cane come se si dovesse risolvere un problema di matematica. Lo studio dello standard del mastino partenopeo deve aiutare a valutare la sua struttura, viva e dinamica, a complemento dell'emozione e dell'impressione da lui suscitate in chi lo ha osservato tanto felicemente da riuscire a mettere a nudo, o quasi, la sua complessa e spesso contraddittoria personalità. I pur necessari indici cinometrici non sono la guida per rappresentare una razza. Si rischierebbe di esaminarlo come se fosse una fredda macchina, un inanimato utensile. Il commento di uno standard deve, invece, aiutare allevatori, giudici e appassionati a cogliere nel loro insieme i caratteri che costituiscono gli elementi distintivi di razza ricercandoli nelle singole regioni e funzioni. 

TESTA

E' unica. Nessun'altro cane ne ha una simile. E' difficile quindi, selezionarla bene e non meno difficoltoso valutarla. E' massiccia e brachicefala, ciò significa che ha un'ossatura molto potente e che la larghezza del cranio, misurata fra gli zigomi, è superiore alla metà della sua lunghezza totale. E' ricoperta da pelle lassa con rughe e pliche ben evidenti. Se queste dovessero mancare, la testa non sarebbe più quella di un mastino. Se al contrario fossero molto abbondanti , spesse in eccesso , mal distribuite e confuse nel loro disegno non farebbero della testa un buon modello. Peraltro denoterebbero che la struttura ossea tanto del cranio che del muso e i muscoli che la ricoprono non sono forti come devono esserlo quelli di un cane nato come morditore e, inoltre che possono esistere problemi di linfatismo, al quale si associa sempre una debolezza costituzionale generale. Guardando di profilo la testa, è necessario che questa presenti con decisione un perfetto parallelismo degli assi cranio facciali. La loro convergenza costituisce un serio difetto e ancor più la divergenza. Il cranio è ampio, piatto fra le orecchie e un po' convesso nella parte anteriore e mai rotondeggiante. La convessità che si estende fino alla parte posteriore è da penalizzare perché, in tal caso la testa ricorderebbe la conformazione di un braccoide. Lo stop è marcato. Il muso largo, alto, lungo la metà del cranio è pressoché quadrato. La ornano labbra abbondanti, spesse, mai flaccide. Quelle superiori viste di fronte appaiono alla loro configurazione come una "V" rovesciata al cui centro il mento è ben evidente. Viste da lato formano con i bordi laterali il profilo inferiore del muso. La mandibola è larga, potente con incisivi ben sviluppati che chiudono con quelli superiori a forbice o a tenaglia. La dentatura deve essere completa. La chiusura degli incisivi, come prevista dallo standard, ha creato qualche perplessità e preoccupazione. In effetti si registrano casi in cui la mascella è più corta della mandibola con la conseguenza che gli incisivi inferiori sopravanzano quelli superiori determinando il prognatismo che costituisce l'anticamera della convergenza degli assi cranio facciali ed un muso ancora più corto. In tal caso, il mastino napoletano perderebbe la sua tipica espressione tanto da essere definito "imboxerato" e da rassomigliare, perfino al dogue de Bordeaux. Da oltre un decennio il prognatismo si registra raramente e, per di più, non è mai accentuato. Non dovrebbe quindi preoccupare nessuno, Purtroppo alcuni allevatori, molto male informati sul reale significato dello standard, temono che un loro soggetto prognato possa essere eliminato dal giudizio in esposizione. Una eventualità di questo genere è molto remota. Si può verificare se il prognatismo è tanto accentuato da deformare il muso. Se è leggero rappresenta una delle tante possibili deviazioni dallo standard e, in un cane molto tipico e ben costruito, non può precludere la massima qualifica. Vi sono espressioni, tratte dal vernacolo partenopeo, che con molta efficacia descrivono la testa " 'a capa" con gravi difetti di tipo. E' tonna, se il cranio è rotondo e il muso troppo corto ; "camusa" sa ha la canna nasale montonina e il tartufo discendente ; "ciuccegna" (d'asino) se è priva di stop, con il muso lungo e, addirittura divergente ; " 'e pecora" quando il mento non è evidente.  

COSTRUZIONE 

Deve essere potente, massiccia con ossatura poderosa e muscoli solidi e pieni che, pur ricoperti di pelle, spessa e lassa in tutto il corpo, sono evidenti se il cane è in azione. Il collo, per la sua funzione di reggere la testa pesante ma molto mobile, e di bilanciare i movimenti piuttosto complessi del cane, deve essere di eccezionale potenza. La sua linea inferiore, a difesa della gola, è guarnita di una giogaia che, suddivisa al centro, parte dalle branche mandibolari e termina alla metà del collo. Se fosse molto abbondante e simile ad una gorgiera, sarebbe segno di linfatismo e, quindi, da penalizzare non poco. La lunghezza del tronco, dice lo standard, supera l'altezza al garrese del 10%. E se fosse del 11 o del 9 cosa bisognerebbe fare ? Buttare via il mastino così costruito? Basti sapere che il suo tronco, per effetto dello spessore dei dischi intervertebrali, si registra in un rettangolo obbligatoriamente compatto. Infatti, il torace è molto ampio, disceso e profondo, cioè con costole ben proiettate indietro, la regione lombare si fonde con il dorso ed ha una muscolatura ben sviluppata in larghezza. Il petto è ampio e fornito di muscoli pieni. Un petto che appare appeso fra le sezioni superiori degli arti anteriori è segno di una debolezza costituzionale intollerabile in un cane che deve possedere una grande forza d'urto. La linea superiore è retta con garrese non molto elevato, fasci muscolari di eccezionale potenza e groppa leggermente inclinata. E' questo un punto da valutare con molta attenzione nell'attuale momento storico della razza. In quanto non sono rare linee superiori a schiena d'asino, perché prive di fasci muscolari larghi e talvolta ingobbite. Un soggetto che presentasse questi difetti, anche se con testa di ottima fattura, non può, a mio avviso, ottenere una massima qualifica. Gli arti hanno una struttura ossea di eccezionale robustezza e appaiono dritti e forti come colonne di granito. Purtroppo oggi, da una groppa corta, stretta e molto scoscesa vengono giù posteriori impalati e deboli. Sembrano le coscette di un pollo allevato nella stia. Devono essere penalizzati con molto rigore sia dal giudice in ring che dall'allevatore nella sua opera di selezione. Le angolazioni degli arti sono ben indicati nello standard, ma difficili da valutare. Infatti, a causa della lassità dei legamenti interarticolari, del tutto fisiologica nel mastino napoletano, sono molto mobili. Per valutarne la correttezza e, quindi, la funzionalità è necessario osservare, con molta attenzione , il movimento.  

MOVIMENTO 

Se cammina al passo lento è dinoccolato, appare indolente, pigro, incapace dello scatto necessario ad un cane da guardia che deve poter rincorrere e atterrare un intruso. Talvolta ambia e, nel suo caso, questa particolare andatura da orso non costituisce un difetto. Al trotto, in particolare se in azione, ad esempio nel suo giro di perlustrazione, vedrete un cane diverso, più volitivo e determinato. Il posteriore ha una spinta molto forte da portare in avanti agevolmente il suo non trascurabile peso e l'anteriore si allunga considerevolmente. Il suo movimento è radente mentre le punte delle ossa articolari affiorano da sotto la pelle spessa. Non è un cane ma un felino. Sembra una pantera capace di superare ostacoli inimmaginabili per poi piombare sulla preda.  

COMPORTAMENTI NATURALI

L'espressione, a prima vista distaccata, assente e, ad un tratto attenta e puntigliosa non riesce a nascondere il suo sconfinato e assoluto attaccamento al territorio nel quale vive con le persone di famiglia e fra beni affidati alla sua protezione. Ne è il guardiano severo e inflessibile tanto da non allontanarsi dai luoghi domestici anche se manca la recinzione. Vera sentinella armata, sempre pronta e consapevole, non consente a nessuno estraneo di violare i limiti della proprietà. Non è un cane che si è montato la testa, forse se la sono montata quelli che pensano, con lui al fianco, di avere a disposizione un Killer e non un essere sensibile, a volte timido. Bisogna sempre avere presente che il mastino napoletano rivela la sua reale personalità quando difende lo spazio vitale suo e dei suoi amici, specie di notte, silenzioso, teso e pronto come un ragno che nell'ombra aspetta l'insetto che prima o poi cadrà nella sua tela.

 

"L'Allevamento di Fossombrone desidera rendere omaggio e ringraziare il Dottor Mario Perricone, purtroppo scomparso da pochi anni".

 

 

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